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domenica 22 giugno 2014

‘La prima luce’, Scamarcio nello sgretolamento e ricongiungimento di una famiglia

Riccardo Scamarcio
Sgretolamento e ricongiungimento di una famiglia. In estrema sintesi è questo il tema dominante di La prima luce, il prossimo film del regista napoletano Vincenzo Marra (nel 2013 L’amministratore) con Riccardo Scamarcio (nel 2012 Il rosso e il blu) e Daniela Ramirez (curriculum quasi in bianco il suo). La pellicola, ambientata tra Bari e Santiago del Cile, tratta il tema della separazione e, più di altro, focalizza il grande amore di un padre verso il figlio. Un sentimento in grado di ricostruire le situazioni esistenziali più frantumate. È previsto che le riprese durino circa sei settimane. Il film è prodotto da Isabella Cocuzza e Arturo Paglia di Paco Cinematografica in collaborazione con Rai Cinema, distribuito da Bim e finanziato dal ministero per i Beni e le Attività culturali e del Turismo con il sostegno dell’Apulia Film Commission.

Il regista
Vincenzo Marra
Della trama non si sa molto altro, ma tutto lo staff di lavoro è entusiasta di questo progetto: «La voce di Vincenzo Marra è unica e ancora più preziosa quando si dedica a coloro che una voce non l’hanno. Siamo felici e orgogliosi di farla risuonare», hanno dichiarato i produttori. L’ormai internazionale interprete Riccardo Scamarcio, qualche mese fa in occasione della diciottesima edizione del festival ‘Capri, Hollywood’, aveva ammesso di apprezzare moltissimo Marra, «un regista estremo, che fa un cinema con gli attributi, di taglio documentario, ma che sa raccontare le storie. Produrrà la Paco, sarà un film di respiro europeo, lo gireremo anche a Santiago, dove il mio personaggio arriva perché la sua compagna è cilena».

s.m.

martedì 17 giugno 2014

'The Dark Side of the Sun', quei bambini felici solo di notte

La locandina
Mia previsione: ♥♥♥ = 7,5

La scheda
Un film di Carlo Shalom Hintermann. Con Leo Gullotta, Pino Insegno. Drammatico, Ita 2011. Durata 92' circa. Microcinema. Uscita: giovedì 19 giugno 2014.

La trama
Per pochi bambini il sole è un nemico mortale. Una rara malattia, Xeroderma Pigmentosum, li costringe a vivere isolati, lontani dal mondo diurno dei loro coetanei. Questo non accade però a Camp Sundown, un campo estivo nello stato di New York creato dall'immaginazione e dalla tenacia dei loro genitori, che raccoglie pazienti da tutto il mondo. Qui prende forma un universo rovesciato, colmo d'incanto. La vita di questa piccola comunità notturna s’intreccia con i sogni che prendono forma nell’animazione, ideata dagli stessi bambini. Genitori e figli si riconoscono qui in un unico desiderio: vivere a pieno la propria vita, nonostante la malattia.

Critica – Rassegna stampa
“L’estate è la stagione preferita dai bambini. Ma non di tutti. Per alcuni, infatti, il sole è un pericolo mortale”. Lo scrive il Sole 24 Ore online che riporta una new de Il Cinematografo - Una rara malattia infatti, la Xeroderma Pigmentosum, li costringe a vivere di notte, lontani dal mondo dei loro coetanei. Questa malattia colpisce la pelle e impedisce di esporsi alla luce del sole e, a volte, anche a quella di alcune lampade artificiali. Per fortuna esiste Camp Sundown, campo estivo nello stato di New York, creato da due genitori, che raccoglie i pazienti di tutto il mondo. Qui i ragazzi della piccola comunità notturna possono vivere a pieno la loro vita anche se solo per un’estate. Queste le tematiche affrontate da The Dark Side of the Sun (…) Diretto da Carlo Shalom Hintermann - ricorda sempre il Sole - con le animazioni di Lorenzo Ceccotti, il film è prodotto da Citrullo International e Rainbow in collaborazione con Rai Cinema, in associazione con NHK, DR TV, YLE e con Lorenzo Ceccotti e Michele Petochi (...)”.


Una scena del docu-film The Dark Side of the Sun
“(...) è della notte che questo pregevole documentario ci parla”, rileva Giancarlo Zappoli di My Movies. “Di quel lato oscuro della luce che potrebbe sprofondare le coscienze nella più cupa desolazione. Rischio ben presente e adeguatamente sottolineato da un’animazione che s’inserisce nelle riprese e che, con il suo richiamo all’estetica dello Studio Ghibli, riesce a tradurre in immagini i conflitti interiori dei bambini di Camp Sundown che ne hanno steso il soggetto. Grazie però all’impegno, faticoso e non privo di sofferenza, delle famiglie la notte (almeno per un periodo dell’anno) diventa non una tenebra da temere ma uno spazio da affrontare e vivere insieme. Quella luce diurna che può ustionarti (creando addirittura premesse di morte prematura) solo perché ti sei fermato dietro una finestra, viene vinta e si può giocare e ballare fino all’alba. I rapporti con la realtà però si ribaltano - conclude Zappoli - e il rischio di isolamento è fortissimo (...)”.

Stefano Marzetti